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UN GIOIELLO DI RUBIN

A proposito di armatori seriali/internazionali, ci viene in mente per forza il teutonico al 100% Hans Otto-Schumann che di barche da regata ne ha inanellate anno dopo anno oltre a 10 e tutte battezzate ‘Rubin’!

Questa è una delle tante ed è davvero vecchia, almeno a giudicare dai carrelli Harken del genoa con il sopra del corpo in plastica grigia: roba davvero del paleolitico della vela.

Altra mirabilia dell’epoca è l’elica a becco d’anatra, una delle prime richiudibili. Per quelli che non sono ‘diversamente giovani’, come lo scrivente, citeremo un aneddoto. Appena prima di partire in regata toccava andare in sentina, spaiolare vicino all’asse dell’elica appunto, che portava una marca indelebile, girare a fatica, anche con mare formato, ovviamente, l’asse onde allineare l’elica a bandiera ed a quel punto inserire una spina di plastica sull’asse per fermare l’elica in quella data posizione. La spina era di plastica perché in caso di un’accensione inavvertita del motore si potesse rompere e non facesse quindi danni all’asse!

Sempre a livello di curiosità, notiamo l’invertitore dell’asse dell’elica: difatti era usanza IOR far uscire l’asse dalla chiglia ed avendo spesso e volentieri il motore a poppavia della chiglia, l’asse andava a questo invertitore idraulico che era ovviamente comandato dal motore attraverso dei grossi tubi idraulici. Tutto era ‘ca va sans dire’ fonte di olio a profusione in sentina con la massima goduria del marinaio della barca!

Da notare anche vetusti stopper Spinlock, che però sicuramente sono pezzi aggiunti nel corso degli anni e non presenti al varo della barca.

Inoltre, caratteristico il paranco della scotta randa che denuncia la superficie velica della stessa come quasi inesistente, tipico della stazza IOR che penalizzava le rande. La barca è sicuramente almeno un 42′: oggi sarebbe impensabile gestirla con un paranco per quanto potente ed efficiente!
D.F.