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SCIARELLI L’ANTI IOR

Negli Anni 70 e 80 del Secolo Scorso, quando impazzava all’unanimità la stazza IOR e nell’intero pianeta il 99% delle regate di triangolo e d’altomare si correvano “SOLO” sotto questa formula di stazza, c’erano alcuni bizzarri architetti controcorrente.

Uno di questi era ad esempio Bill Lee, un californiano che teorizzava le barche a dislocamento ultraleggero chiamate appunto ULDB – ultra light displacement boat – facendo fare delle barche lunghe e strette, che oggi si direbbero ‘open’: fuori da ogni regola.

Da noi c’era un signore di Trieste, che abitava significativamente in via della Bora, e rispondeva al nome di Carlo Sciarelli.

Era un “anti-IOR” nato e teorizzava la conservazione degli antichi stilemi dell’architettura navale: quindi legno a gò-gò, barche strette, timoni piccoli (il che denotava una facilità di portare queste barche a portata di bambino!), volumi distribuiti quasi equamente da poppa a prua, armi poco invelati e talvolta desueti come l’armo a cutter.

Proprio per la Marina Militare italiana, S.V.M.M., la branca dello sport velico, Sciarelli disegnò “Sagittario”, una spada di legno fatta dal grande cantiere triestini Craglietto, ed affidata alla sapiente mano del Com.te Faggioni che fece far bella figura all’Italia con un degno posto all’Ostar a metà degli Anni 70.

Aveva un albero in lega d’alluminio di un ex ufficiale della Marina, il Com.te Salata, e tutti winch plaintop Barbarossa, sull’onda dell’apprezzamento di questi prodotti voluti dalla famiglia Bassani, da parte della vela oceanica, Eric Tabarly in testa.

Aveva a prua un doppio strallo in cavo 1×19 in quanto i fiocchi si cambiavano prima su uno strallo e poi sull’altro. Ed aveva due tangoni in quanto si strambava con 2 tangoni armati per ragioni di sicurezza!

Da segnalare che la barca è tutt’ora attiva!

Vi assicuro che pur in presenza di una tromba d’aria la si porta al timone con due dita tanto è morbida “alla guida”.

Unico neo la bolina stretta, che soffre terribilmente.

D.F.