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PIANETA BATTCAR!

Batt-car, Bat-mobile, insomma un vero e proprio pianeta degno di Batman per vastita  e fantasia! Dopo un paio di decenni la famigliona dei sistemi adatti a dotare la barca di una randa steccata ne vede oggi di cotte e di crude.
Infatti la tradizionale Battcar la quale, lo ricordiamo oggi, non è più a sfere perdibili in quanto le stesse sono contenute entro il carrello anche nel momento in cui lo si sfila dalla rotaia, si era estesa a coprire una gamma di barche che va dal piccolo 36 (si parte col sistema AA) sino a 90 (il C), e questo per i monoscafi (per i pluriscafi ci si ferma a 70). E qui la prima nota. Non dimentichiamoci che se il catalogo Harken per forza deve sbilanciarsi a dar delle indicazioni in quanto dev’essere una sorta di prontuario, è altrettanto vero che le cose scritte in esso vanno interpretate bene. Ad esempio il sistema B è stato impiegato per anni nei monoscafi tirati francesi del giro del mondo senza problemi di sorta, nonostante le limitazioni statuite appunto dal catalogo. Certo è che bisogna impostare il sistema nel modo adatto e con una piccola modifica dei pezzi standard si ottengono grandi risultati sia a livello di peso che a livello di prezzo qualità.
Infatti spaziando la rotaia non più con la foratura standard da 100 mm, ma quella custom da 50, il sistema regge un giro del mondo senza problemi (magari anche con l’ausilio di un carrello di testa fatto ad hoc).
A proposito del battcar non dobbiamo dimenticare una cosa importante che riguarda i ricambi. E un possibile ottenere ricambi anche di sistemi piuttosto vecchi fornendo ad Harken la misura della rotaia installata ed una foto del carrello di cui si desiderano reperire i pezzi.
Un’altra nota importante riguarda la corretta messa a punta del sistema. E ad esempio vitale che i carrelli non lavorino sotto carico nel momento in cui navighiamo con la mano di terzaroli, e questo si ottiene spostando in maniera conveniente il punto di attacco della cima della mura in modo che stia un po’ più a proravia della fila dei carrelli. In questo modo quando si cazza la borosa il carrello rimane scarico dalla tensione della borosa.
Va detto che prima di ordinare un sistema Battcar è importante assicurarsi che la rotaia spiani bene sopra la faccia posteriore dell’albero e soprattutto che gli inserti stiano bene dentro la canala dell’albero. A questo proposito è possibile ordinare dei micro kit di prova da Harken, con un campione di inserti e un pezzettino di rotaia.
Questo tema ci porta anche all’altro sistema alternativo Battcar che è costituito attorno ad una rotaia a T e quindi i carrelli non sono a sfere, ma su guide autolubrificanti. Il vantaggio considerevole di questo approccio, pur sacrificando scorrevolezza, e che grazie alla sua particolare forma ad Y rovescia la randa ha un’altezza pari alla metà  di un sistema non ad Y. Questo perchè nelle due gambe della Y ci vanno una metà  di carrelli e nell’altra l’altra metà .
Tra i sistemi “a switch”, a scambio appunto, l’unico a poter essere montato con gli inserti è il piccolo con rotaia 18 mm, mentre gli altri, 26, 32 e 50 mm. (quello di Mirabella, 70 metri di barca!) debbono esser montati filettando l’albero.
Da quest’anno c’è un’ulteriore comodità  che è quella di poter montare uno scambio supplementare sopra lo standard per la randa di cappa, onde usare una sola rotaia sia per la randa normale che per quella di fortuna.
Per tornare invece alla più usuale battcar, quella con carrelli a sfere, la voga delle “lock” (sistemi messi sull’albero per bloccare la vela una volta tirata su) ha contagiato anche Harken e cosa per i pluriscafi cattivi francesi sono stati realizzati diversi carrelli di penna con il sistema della lock incorporata in essi.
Comodo avere delle drizze piccole piccole, tanto il carico è tenuto dalla lock, sempre che il tutto funzioni; ma è anche vero che le lock negli ultimi due anni hanno trovato una popolarità incredibile.
Insomma, sul Pianeta Battcar ce n’è per tutti i gusti.