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“MOONSHINE”, UNO IOR NATO BENE!

Nella mia modesta esperienza di marinaio di barche da regata, mi son fatto la convinzione (dopo esser passato per lavori di modifica, spaventosi per entità e costi e tempi coinvolti) che una barca o nasce bene o nasce male. Ma questo sin da subito, tipo “il buongiorno si vede dal mattino”.

Anche se c’è sempre la debita eccezione e la più clamorosa fu il “Bravone”, il “Brava” n. 1, il 44’, che dopo la modifica della chiglia originale iniziò a volare e si rivelò migliore di quanto fu al suo debutto primigenio.
Ma tutte le altre modifiche che ho visto (cambia il palo, cambia la chiglia, cambia il timone, sposta le decine e decine di panetti di piombo in sentina tipica malattia senile dello IOR, sino a quisquilie tipo “cambiamo il vang che andiamo più forte”) non hanno valso a niente se non a far sputar sangue a chi allora lavorava senza che neanche conoscesse il termine shore-team, spendere una marea di palanche e perdere tempo e basta.
Una barca che invece dimostrò subito dal suo battesimo un suo innato pedigree di fulminante velocità in bolina è stata “Moonshine” costruita da quel pioniere del composito che risponde al nome di Jeremy Rogers (un suo erede è stato lo scomparso Bill Green) con la firma di Doug Peterson.
Fu presa dopo i fasti della perfida Albione da un armatore italiano che la ribattezzò audacemente “Rrose Selavy” in omaggio ad un buontempone gallico, uno delle pétite bande…
Inutile dire che tirava bordi di bolina a cui non ci si stava dietro. Formidabile. Anche a fine carriera racing nella mani di una “Armata Brancaleone” livornese ebbe il tempo di assestare fendenti non da poco contro una concorrenza ben più fornita di denari…
La ricordiamo qua, purtroppo, in alcune immagini deturpata dal suo antico carattere e stimmung.
D.F.